“Il prezzo dell’essere una pecora è la NOIA. Il prezzo dell’essere un lupo è la SOLITUDINE. Scegli l’uno o l’altro con grande attenzione”, scrive Hugh MacLeod nella sua vignetta sul sito
gapingvoid.com.
Pecora o lupo, essere o non essere: ecco il grande dilemma umano di tutti i tempi.
Un gioco a quiz nel quale la domanda da un milione di euro rimane tutt’ora irrisolta.
Cosa scegliere? La strada affollata e rassicurante della conformità o quella solitaria e incerta dell’originalità?
Troppo semplice e scontato rispondere la seconda quando essere se stessi non è mai stata una scelta ovvia. Infatti, l’originalità è una caratteristica che fa gola a molti, ma la stranezza e l’eccentricità non hanno questo privilegio.
In un articolo sul sito Lifehack.com,
Adrian Savage parla del perché essere se stessi sia importante, ma prima di tutto è necessario capire cosa significa “essere se stessi”: essere unici, originali, diversi.
Essere quello che nessun altro potrà mai essere. Non è un po’ spaventoso se la consideriamo da questo punto di vista? E se si scoprisse di non piacere a nessuno per la persona che si è? Quale altra alternativa ci rimarrebbe?
La storia e la letteratura ci insegnano che tutti i più significativi drammi umani sono nati dal pregiudizio, dall’etichetta “diverso” appiccicata all’esistenza di qualcuno che si discostava o intralciava la visione del mondo di qualcun altro. In quel caso il potente di turno.
Come scrive Adrian Savage: “Le persone che non si conformano hanno sempre incontrato difficoltà. Sembra che la società abbia bisogno di loro e li tema grosso modo in egual misura.”
A nessuno piace veramente essere la fotocopia di un’altra persona, ma spesso l’unicità spaventa più della conformità. Soprattutto quando dalla conformità si acquisisce un certo potere. Schiacciare la volontà di qualcuno è molto più desiderabile che non perdere il privilegio che si assegna al proprio pensieri, ai principi e agli obiettivi personali.
Eppure, rivela Savage, essere se stessi è la cosa più naturale al mondo. Al contrario sottomettersi alla paura, alla pressione sociale, al buon senso comune porta inevitabilmente alla mediocrità, alla depressione e all’insoddisfazione per una vita che, ai nostri occhi, finisce col perdere il suo valore.
Se ci capita di parlare con qualcuno che è stato costretto a fare i conti con se stesso e con una caratteristica di sé poco o mal tollerata dalla sua comunità di appartenenza, ci si rende conto di quanto la scelta di essere se stessi sia spesso una grande sfida tra l’accettare il modo in cui il caso o chi per lui ha deciso come saremmo nati e il diventare una persona completamente diversa, una persona ad immagine e somiglianza di chi ci vuole diversi da noi stessi.
Ancora oggi, simbolicamente, essere mancini è un difetto da correggere perché la mano destra è l’unica depositaria del diritto di scrivere.
I tempi cambiano e cambiano i persecutori e le vittime, ma non cambiano i ruoli. La tragedia è in scena ogni giorno con diversi protagonisti che conoscono ormai a memoria il copione. Oggi io pecora e tu lupo, domani io lupo e tu pecora.
Chi riuscirà per primo a gettare la maschera che ci divide? La maschera che da sempre cela una delle poche verità che sia sopravvissuta ai massacri e all’odio: siamo tutti, nessuno escluso, inevitabilmente, irriducibilmente, necessariamente diversi. E lo siamo tutti insieme.
Come scrive Boris Makarenko: “In una convivenza bisogna concentrarsi su ciò che ci lega ai vicini, non su ciò che scava fossati.”
Quindi, alla fine, lupo o pecora non sembra essere poi così importante, come ci ricorda anche MacLeod: “Va bene comportarsi come una pecora… ma solo finché ci si comporti come una pecora
eccezionale.”
Le pecore clonate lasciamole a chi non ha né immaginazione né personalità. Quelli che sembrano divertirsi a recitare ruoli scontati e banali ripetendo all’infinito la stessa logora e monotona battuta: “Io, io, io, io!”
C’è forse qualcosa di più noioso da sentire?!

Lara