giovedì, 01 marzo 2007, ore 20:49
scarabocchiato da shiningarden in riflessioni, comunicazione, silenzio, girovagando sul web

Girovagando tra i blog per lavoro mi è capitato di leggere un altro interessante post su Marketing usabile.

Il tema è il silenzio visto come diversa e complementare forma di comunicazione.

 

Dato che l’argomento è uno di quelli che da sempre cattura la mia attenzione, dopo aver letto il post, la mia mente ha iniziato a vagare generando associazioni d’idee e pensieri anche improbabili.

Sono vittima di un cervello che pensa, si domanda, osserva e le cui riflessioni si rincorrono ininterrottamente. Il silenzio per me diventa quindi una dolce terra promessa, il silenzio di chi vive il suo momento e non ha bisogno di trastullarsi con false aspettative e sogni illusori.

 

Temere il silenzio, mi dico sempre, è come temere il proprio modo di comunicare: sia l’uno che l’altro, in quel caso, sono percepiti come fonte di disagio, incomprensione e imbarazzo.

“Cosa posso dire per interrompere questo silenzio?” “Sto dicendo qualcosa di interessante?” “Farei meglio a stare zitta o a intervenire?”

Silenzio e comunicazione sono facce opposte di una stessa medaglia, rispettivamente forza yin e yang delle interazioni umane.

 

Nel post citato vengono elencate quattro tipologie di silenzio:

 

- il silenzio di chi non sa;

- il silenzio di chi sa di non sapere;

- il silenzio colpevole;

- il silenzio consapevole.

 

Il primo è il silenzio naturale, spiega l’autore del post, di chi “non è al corrente, non conosce, non è informato”.

È il silenzio di chi preferisce non intervenire non possedendo informazioni sull’argomento in questione.

 

Il secondo è il silenzio di chi non è in confidenza con un particolare argomento o mezzo di espressione o comunicazione. La differenza rispetto al primo è la volontà di imparare, di conoscere e fare esperienza per intervenire dopo averla acquisita.

 

Il terzo è il silenzio di chi non vuole parlare, di chi “sa di avere scheletri nell’armadio e quindi non vuole per negligenza o per colpa utilizzare mezzi/ambienti che gli si potrebbero ritorcere contro, visto che non vuole cambiare i suoi atteggiamenti”.

È il silenzio di chi tace per non mettersi in gioco e rischiare di essere sconfitto dai suoi stessi limiti. Di chi rifiuta il cambiamento per difesa o pigrizia.

 

Il quarto e ultimo, invece, è “il  silenzio denso di significato”. Il silenzio di chi decide consapevolmente di non parlare o utilizzare un mezzo d’espressione “fintanto che non è in grado di capirne il valore” per gli altri.

 

E voi, mi verrebbe da chiedere, di quale tipologia di silenzio vi sentite i portavoce? Di quale vi dichiarate o meno sovrani incontrastati?

 

In realtà, credo che tutte le tipologie colpiscano ognuno di noi ma che, alla fine, una si manifesti con maggior vigore rispetto alle altre. La tipologia del nostro silenzio rispecchia il nostro modo di comunicare.

 

Personalmente capisco il primo tipo di silenzio, ammiro il secondo, sono attirata dal quarto e diffido del terzo.

 

Di tutte le tipologie di silenzio, la terza è quella che mi ha sempre indisposta di più. Quando la scorgo in qualcuno subito quella persona diventa sospetta ai miei occhi non tanto perché mi stia nascondendo qualcosa quanto più perché percepisco il suo pericoloso egoismo.

 

Le persone in cui domina il “silenzio colpevole” sono persone che farebbero di tutto pur di difendersi dalla tua comunicazione, anche ferirti a morte con parole o atteggiamenti pensati ad hoc. E perché, ad esempio, sarebbero peggiori di chi tace perché non sa?

Per un semplice quanto non necessariamente ovvio motivo: demonizzano il cambiamento interno. Hanno paura di cambiare, di conoscere, di imparare e, quindi, di mettersi in gioco.

 

Il silenzio, se così considerato, è una grande forma di comunicazione: ci mostra aspetti che il nostro “interlocutore”, tacendo, vorrebbe tenere nascosti. È una maschera che esprime più di quanto, in apparenza, dovrebbe fare. Sentimenti, emozioni, desideri dichiarati o celati.

 

“Si comunica sempre, anche quando non lo si vuole.”

 

“La comunicazione oggi, passa anche da una gestione consapevole del silenzio, ma è una cosa molto difficile, che richiede equilibrio e sensibilità.”

Così recita l’autore del post citato. Non avrei saputo dirlo meglio.

Lara



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