domenica, 23 marzo 2008, ore 10:55
scarabocchiato da shiningarden in pensieri, shiningarden



Buona Pasqua!

 

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Credits: Creation Maya



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mercoledì, 22 agosto 2007, ore 22:56
scarabocchiato da shiningarden in pensieri, riflessioni, vita, diritti, video

Che cosa si prova ad essere accusati ingiustamente?
Non dubito che chiunque potrebbe alzare la mano e dire la sua in proposito.
Chiunque potrebbe parlarmi delle sue emozioni, della rabbia e della tristezza, della frustrazione e del sentimento di vendetta provati. Io stessa potrei ma, sebbene consapevole delle emozioni e delle possibili reazioni, finora non mi ero mai chiesta in quale modo un’ingiustizia condizionasse l’animo umano.
Quale potere ha su di noi e fino a che punto ci influenza e cambia la nostra visione del mondo?

Possiamo essere state vittime di una più o meno grande ingiustizia, ma niente cancella il sapore sgradevole e l’odiosa sensazione di aver dovuto difendere la nostra integrità, i valori e gli ideali che in quel frangente gli altri rinnegarono in noi dipingendo un’immagine poco lusinghiera della nostra persona.

Che cosa significa essere accusati di essere l’opposto di chi in realtà siamo?
Essere accusati di essere asociali quando la nostra amicizia non è accettata? Accusati di essere superficiali quando le nostre argomentazioni non vengono ascoltate? Di essere un po’ folli e strani quando ci battiamo per i diritti di tutti e facciamo il possibile affinché siano rispettati?
È difficile e penso che, alla fine, si perda un po’ dell’originaria innocenza a vantaggio di una goccia di amaro cinismo. Solo un po’ quando si è fortunati, o abbastanza sicuri di sé da non farsi condizionare troppo.

È la storia stessa ad insegnarci che il diritto di essere se stessi è un diritto relativo che si rispetta senza troppa convinzione. Fintantoché non conviene il contrario.
Solo chi non può esercitare pienamente i propri diritti ne conosce il valore e l’enorme frustrazione che deriva dall’ignoranza, dalla grettezza e dalla meschinità di chi non riconosce altri visi, altri corpi, altri colori, altre idee.

Razzismo, omofobia, misoginia… sono tutte malattie che hanno poco a che fare con pensieri e principi e molto con l’egoismo e l’ignoranza nei confronti di un mondo che è grande, vario ed eterogeneo.
Anche se non tutti ne siamo a conoscenza, ci sono diritti che nessuno può toglierci nonostante molti siano restii nell’accordarceli.
Su YouTube ho trovato dei video molto significativi prodotti dalla Youth for Human Rights che illustrano i diritti inalienabili dell’uomo. Un video per ogni diritto: in totale 30 video di un minuto circa l’uno. Mezz’ora di poche, semplici verità che spesso ignoriamo.
Tra tutti ne ho scelti tre e li inserisco qui come un piccolo assaggio. Se vi va, però, li potete guardare tutti.

Personalmente penso che alcuni sarebbero potuti essere realizzati meglio, come quello sul matrimonio e la famiglia, ma si sa che alcuni pregiudizi sono duri a morire.
Ad ogni modo, vale la pena di dedicarci un po’ del proprio tempo: sono solo 30 minuti, ma in un mondo che corre possono fare la differenza.








Lara


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domenica, 12 agosto 2007, ore 22:16
scarabocchiato da shiningarden in pensieri, scrivere, ricordi, film, video, creatività, girovagando sul web, persepolis

Sin da piccola mi è sempre piaciuto disegnare: all’asilo era uno dei miei passatempi preferiti.
Non appena potevo mi accaparravo un foglio di carta, una matita, i colori e un posticino in uno dei minuscoli banchi colorati della classe.

Ben presto, non appena mia madre mi salutava per andare al lavoro, presi l’abitudine di correre verso i fogli, le matite e il mio posto colorato. All’inizio ero sola, poi una bambina mi chiese se poteva disegnare con me e il momento del disegno libero divenne ancora più bello.

Ogni mattina ci ritrovavamo e disegnavamo insieme, senza vincoli né imposizioni. Stavamo imparando a diventare amiche e mi divertivo, non pensavo di fare nulla di male.
Poi, un giorno vidi avvicinarsi a noi una maestra. Pensavo volesse ammirare i nostri capolavori (!) e invece scorsi una luce di rimprovero nei suoi occhi e le sue parole mi trafissero come un arpione: “Adesso basta. La volete smettere di sprecare fogli? Andate a giocare fuori, con gli altri.”

Perché ho raccontato questo insignificante episodio della mia infanzia? Perché ieri sera, dopo tanti anni, il ricordo è riaffiorato mentre guardavo il trailer di Persepolis, il fumetto di Marjane Satrapi oggi divenuto film grazie al contributo di Vincent Paronnaud.

Nelle immagini del fumetto e del film ho nuovamente percepito la libertà che mi aveva contraddistinto da bambina quando disegnare era la mia massima aspirazione e le parole non avevano ancora colpito la mia fantasia.

Di certo il disegno non era la mia vocazione, ma in quel periodo era una delle cose che amavo di più e, anche se dopo l’episodio con la maestra non fu più la stessa cosa, continuai a disegnare per conto mio, come solo una bambina è capace di fare.

Curiosando sul myspace del film ho visto diversi filmati interessanti sulla sua produzione e ascoltato la colonna sonora, un vero tocco di originalità nel riadattamento della canzone che fu già colonna sonora di un altro film di successo, Rocky III.
Su YouTube, invece, mi sono imbattuta nella presentazione del fumetto. La inserisco qui sotto perché l’ho trovata particolarmente esplicativa del messaggio di Persepolis.



Penso ci siano tanti modi per avvicinarsi alla propria verità e tanti per esprimerla. Alcuni ci uniranno e altri ci divideranno, fa parte del gioco.
Non so se Persepolis uscirà anche nei cinema italiani, non ho trovato notizie a riguardo, però sarebbe un vero peccato perderselo.

In Francia è uscito il 27 giugno e qui in Italia è stato presentato al Giffoni Film Festival con qualche protesta, come si poteva immaginare. In fondo, c’è sempre qualcuno che si sente offeso dalla verità personale di un’altra persona, anche questo penso faccia parte del gioco.

Aspettando tempi migliori, segnalo un sito francese sul quale è possibile vedere in anteprima tre spezzoni tratti dal film.

E per ricordarci il vero spirito di opere come Persepolis, che non condanna e non assolve nessuno, ma racconta semplicemente una storia personale, cito alcune parole della stessa Marjane Satrapi tratte dal fumetto:

Ho capito fino in fondo che se non ero integrata con me stessa non mi sarei mai potuta integrare.

Lara

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sabato, 28 luglio 2007, ore 21:30
scarabocchiato da shiningarden in pensieri, scrivere, riflessioni, vita, creatività, felicità

Alle volte basta poco, un’osservazione, alcune parole buttate a caso che guidano le mani verso finestre ancora chiuse e impolverate, persiane sprangate che le braccia aprono con un gesto deciso. È l’invito al sole perché condivida con le tenebre il regno della stanza. All’aria fresca perché spazzi via la polvere. Alle nuove idee perché scuotano una mente addormentata dal quotidiano.

Ieri Shiningarden ha compiuto 5 anni e proprio ieri mi sono chiesta: una volta piantato, un seme rimane un seme? Una volta cresciuto, un seme rimane un seme? Una volta colto, un seme rimane un seme?
Il seme che diventa albero e poi frutto… rimane sempre seme?

Ho pensato a questi 5 anni del sito, agli ultimi 5 anni della mia vita, ho riletto l’e-mail di un’amica che sento sporadicamente e la sua emblematica domanda: “Are you happy?”
Mi ha colpito, di solito si chiede “come stai?” e si spera che il nostro interlocutore non approfitti della domanda per imbarcarsi in un monologo sulle disgrazie della propria vita!
E invece la domanda che mi è stata rivolta era: sei felice?

Che cosa si risponde ad una domanda del genere? Ci si aggrappa al momento presente per giudicare la propria vita? O si amplia l’orizzonte e si guardano i cambiamenti intervenuti nel corso del tempo?
Le ricorrenze in fondo servono a conferire un ritmo cadenzato allo scorrere di minuti, ore, giorni e anni che potrebbero anche scivolarci addosso senza segnarci più di tanto.

Personalmente ho appuntato sulla mia agenda personale, quella che la mente conserva e il cuore ricorda, tutti gli avvenimenti più importanti della mia vita, quelli che nella gioia come nella tristezza mi hanno accompagnata e cambiata.
Non sono più la stessa persona di 5 anni fa e così mi sento di dire per Shiningarden.

Il seme è stato piantato, bagnato e curato e ora che è cresciuto mi chiedo: quanto seme è rimasto in questo giovane albero? E quanto ne rimane nei suoi ancora acerbi frutti?
Era l’inizio del 2002 quando io e Marta abbiamo pensato che, forse, sì, forse avremmo potuto creare un sito, uno spazio per noi e gli altri nell’infinito e anonimo mondo di Internet. Era un modo per emergere, per alzare la mano e rispondere: “Sì, ci sono. Presente!”
 
A posteriori è stato anche un modo per rispondere ad una delle domande più insidiose della vita: quanto credo in me stessa e nei miei progetti? Quale valore do ai miei sogni? Per cosa vale la pena lottare e cosa, invece, posso lasciarmi alle spalle?

Nessuna idea vale la pena di essere sviluppata finché non la si sviluppa. Nulla vale la pena di essere vissuto finché non ci capita di viverlo.
È il valore dell’esperienza, quindi, a conferire valore alle nostre scelte? Non è quello che avremmo voluto fare, la destinazione che avremmo voluto raggiungere, quanto quello che abbiamo fatto, il viaggio intrapreso a dimostrarci chi siamo e cosa siamo in grado di fare?

Shiningarden è nato dalla passione per la scrittura, una passione che ancora oggi guida i passi del sito e trasforma noi come persone. Non è quello che diciamo o come lo diciamo, ma la spinta che ci impedisce di rimanere in silenzio a conferire valore alle nostre parole.
Scrivere non è semplice e chi ama la scrittura e si sente scrittore nello spirito (scrittore, non letterato badiamo bene!) lo sperimenta ogni giorno nell’amore-disperazione che lo accompagna.

Nelle parole di una cara amica: “Writing a story is not so easy... you have to write it! You have to put some words together and make a whole sentence to make sense. But that's not the end. You have to put that sentence beside another one and, if you're lucky, they'll make sense together. That's not the point, though. The point is to write something you feel, to write something that comes from your heart, to write something that makes you feel full.” [1]
Scrivere, come dice Emma, non è solo un gesto tecnico o di stile, è anche questo ma non solo.

Scrivere è un caleidoscopio di motivi che spingono una persona ad amare le parole, il loro significato, l’emozione che si prova mentre le frasi si legano l’una all’altra e i pensieri si fissano sulla carta (o nella memoria del computer!).

In fondo, penso che scrivere e vivere possano essere accomunati da una metafora in cui scrivere con sentimento è come vivere con sentimento, e viceversa.
Per sapere se sono felice devo capire cosa mi rende felice. Per riconoscere il seme nel frutto devo ricordarmi della sua origine.
Così, se vivere è un po’ come scrivere, allora la tristezza è l’incapacità di trovare le parole dentro di sé.

Come scrive Emma nel suo post, che cosa significa perdere le parole per uno scrittore?
Forse è solo un momento passeggero, quello in cui si trova il piacere di leggere parole altrui. O forse è la disperazione di non sapere cosa scrivere o di non trovare il modo per esprimere pensieri ed emozioni.

“Sono una scrittrice. Lo sono stata da… non me lo ricordo neppure… da quando? Da prima di compiere 10 anni, ne sono sicura. Scrivevo. Scrivevo tanto. Non scrivo più. Ero una scrittrice e ora non scrivo. Cosa sto facendo? Posso scrivere… non mi importa quanto sia brava. Posso scrivere. Solo scrivere…” [2]
Emma ha parlato della sua incapacità di scrivere, di trovare le parole e io mi sono sentita conquistata da quelle parole che lei ha rivelato di aver perso ma che, bizzarria del destino, sembrano aver trovato lei in quel post.

Proprio come Emma anch’io non scrivo più racconti da tanto, quasi un anno, l’ultimo di cui mi ricordo è stato la revisione di uno precedente. Forse un giorno lo inserirò sul sito e forse Marta lo tradurrà.
Eppure, nonostante tutto, continuo a scrivere perché anche se non si trovano le parole non significa che non si abbia più niente da dire. Non significa che scrivere non abbia più valore.
Come ha affermato Ousmane Sembène: “Quando racconti una storia non lo fai per vendicarti ma per trovare il tuo posto nel mondo”.

Oggi, dopo 5 anni di lavoro su Shiningarden mi guardo indietro e mi rendo conto che il seme non è più seme ma rimane seme nello spirito. È cresciuto, diventato giovane albero e frutto senza però dimenticare le sue radici. Perché dalle radici attinge tutte le parole che negli anni si sono perse nell’oblio. Si nutre della propria storia e cresce più forte e coraggioso.

Come mi disse una persona anni fa: “Se hai una passione, sei fortunata. Se ti piace così tanto scrivere allora non smettere mai e tieni stretto quello che ami.”
Forse è questo il segreto della felicità?

Lara


Foto di Olivander, titolo: Be seeing you
Credits foto: Olivander



[1] "Scrivere una storia non è così semplice… devi scriverla! Devi associare alcune parole e scrivere una frase che abbia senso. Ma non è finita. Devi mettere la frase accanto ad un’altra e, se sei fortunata, le due frasi avranno senso insieme. Ma non è ancora il punto. Il punto è scrivere qualcosa che senti, scrivere qualcosa che viene dal tuo cuore, scrivere qualcosa che ti faccia sentire piena." – Emma

[2] "I was a writer. Since I was... I don't even remember... what? before ten, I'm sure. I wrote. I wrote a lot. And I don't write anymore. I was a writer and I'm not writing. What am I doing? I can write... I don't mind the good I am. I can write. Just write..." – Emma




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sabato, 14 luglio 2007, ore 11:16
scarabocchiato da shiningarden in pensieri, ricordi, memoria, novità, hosting44

Come fa il tempo a passare così velocemente?! L’ultima volta che ho scritto su questo blog era maggio e ora siamo già a luglio! Metà luglio per essere precisi, quindi una parte dell’estate l’abbiamo già assaporata. Per fortuna rimane l’altra metà e le agognate vacanze… sto contando i giorni alla rovescia!

Da come avrete letto sul sito, siano riuscite a risolvere i problemi con il nostro precedente web hosting, Hosting44, e una settimana fa abbiamo anche scoperto che fine avesse fatto: in vendita su e-bay! Ma ci pensate? Abbiamo provato a contattare i simpaticissimi tizi di Hosting44 per un mese e, alla fine, ce li ritroviamo su e-bay che dichiarano candidamente: “Vendiamo per dedicarci ad altri progetti.”  

Forse dovrei commentare, ma dato che non mi uscirebbero belle parole preferisco non esternare le mie opinioni e lasciare che vi facciate voi stessi un’idea sulla correttezza di chi si è occupato di baracca e burattini.

Nessun messaggio né sul loro sito né sul blog e poi, un giorno, ti ritrovi l’annuncio di cedesi attività su e-bay quando ormai avevi pianto la loro scomparsa! Anche quelli della Next One Media si vogliono dedicare a nuovi progetti?
Lo prometto, queste sono le mie ultime parole sull’argomento e poi non ne parlerò più: voglio ringraziare sia quelli di Hosting44 che quelli della Next One Media per la professionalità e la correttezza dimostrate. Rimarrete nei nostri cuori… come l’esempio di chi scambia gli affari con l’arrivismo e la responsabilità nei confronti dei propri clienti con il menefreghismo e la grettezza. I nostri complimenti vivissimi!

Detto questo posso recuperare il mio buon umore e riassaporare il dolce far niente del weekend… anche se ancora per poco: non resisto troppo tempo con le mani in mano e le cose da fare non mi mancano di certo!

Questa è stata solo una breve incursione nel mondo di Shiningarden, ma tornerò presto con nuove notizie. Nel frattempo vi segnalo un nuovo articolo sul sito dal titolo “La pillola dell’amnesia selettiva”. Se vi va di leggerlo… basta un clic!

Lara

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