sabato, 22 marzo 2008, ore 09:01
scarabocchiato da shiningarden in vita, diritti, petizioni, tibet, libertĂ 

Per quanto ci possa sembrare inutile, la nostra presa di posizione non lo è mai.
Dal suo blog Amina ci invita a firmare l'appello per il Tibet, perchè questa violenza cessi di imperare e il sangue di scorrere.
Perchè per noi tutti il Tibet non può essere una questione politica, ma solo una scelta di coscienza e civiltà.


Amnesty International "Appello per il Tibet" | Firma online l'appello


Credits: Photo by Christian Bachellier


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sabato, 27 ottobre 2007, ore 09:45
scarabocchiato da shiningarden in donne, comunicazione, diritti, pubblicitĂ , libertĂ , societĂ 

Come si dà una buona notizia? Quali sentimenti le si associano?

Indignazione o rassegnazione sono emozioni più semplici e frequenti da provare: sono i cavalieri d’onore delle brutte notizie che sentiamo ogni giorno. Stupidità e cattiveria ormai fanno scalpore solo se le si grida ai quattro venti.

Cosa ci succede, al contrario, di fronte ad un’idea positiva? Come viene accolta da menti assuefatte alla bruttura?

Ieri sera tornavo a casa sul solito autobus ricolmo dell’ora di punta, cercando di sopravvivere ad un autista pilota mancato di formula uno e di difendere ostinatamente il mio esiguo spazio vitale. Ho alzato gli occhi al cielo plastificato del bus chiedendo una grazia ed ecco l’idea, le parole che non mi aspettavo incrociare il mio sguardo.

Ringrazio Moviem@tica per aver scattato questa foto che ora mi permette di dare un volto alla buona notizia, l’idea positiva che troppo spesso manca tra le proposte pubblicitarie da cui siamo bombardati ogni giorno:


È una campagna informativa promossa dall’Assessorato per le Pari Opportunità in collaborazione con GTT Torino e si rivolge alle donne perché prendano coscienza di loro stesse e dei loro diritti.

Ne riporto il testo integrale perché non solo lo condivido, ma spero sia un’iniziativa che contagi anche altri comuni italiani, se non l’ha già fatto. Spero che ridesti la coscienza di donne e uomini nei confronti di un atteggiamento svilente e discriminatorio ancora in atto nei confronti del sesso femminile.

Svendi il mio corpo? Tieniti i tuoi prodotti!

Quando la pubblicità usa in modo strumentale o oltraggioso l'immagine femminile intesa come richiamo sessuale, offende tutte le donne. Non comprare più i suoi prodotti. Vedrai come cambia registro.
Hai notato delle pubblicità offensive per le donne?
Segnalale via mail a presidente.pariopportunita@comune.torino.it
o tramite fax 011 44 22 633

Dopo l’articolo di Adrian Michaels pubblicato sul Finalcial Times sul ruolo delle donne nella pubblicità e televisione italiane, ecco i primi vagiti di una nuova presa di coscienza le cui radici sono vecchie come il mondo.

Le battaglie per la libertà e i diritti sono più che mai attuali in società distrutte dalle guerre, avvelenate dal divario osceno tra ricchi e poveri, prese in ostaggio dalla violenza di pochi che costringono i tanti in ginocchio.

Non c’è libertà se non può esservi coscienza di se stessi, del proprio modo d’essere, dei sogni e delle idee che ci contraddistinguono.

E come dice Moviem@tica nel suo post: “Fateci caso, durante il prossimo viaggio in autobus.”

Già, alzate anche voi lo sguardo, uomini o donne non importa, e prendete coscienza di voi stessi. È un primo passo, forse piccolo, ma le buone notizie sono contagiose e danno la forza di non assuefarsi a quelle brutte.

Lara 

Argomenti correlati:
Libertà di essere donne

Siti di interesse:
Irma - Il portale del comune di Torino per le pari opportunità



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lunedì, 22 ottobre 2007, ore 21:07
scarabocchiato da shiningarden in internet, diritti, libertĂ , girovagando sul web

Oggi poche parole da parte mia per lasciar posto a quelle degli altri.

In merito al ddl che negli ultimi giorni sta infiammando gli animi su Internet, vi consiglio la lettura di alcune interessanti considerazioni pubblicate sul sito Punto Informatico, il primo ad aver dato notizia del famigerato disegno di legge Levi-Prodi:

Contrappunti - un articolo di Massimo Mantellini

Il problema è l'articolo 21 - un articolo di Manlio Cammarata

E per ricordarci che siamo sempre in Italia, vi suggerisco di leggere il post apparso sul sito www.designerblog.it in cui si parla del portale "Italia.it" e delle nuove dichiarazioni del ministro Rutelli in merito.

Della serie: ecco cosa succede quando le leggi vengono fatte da persone che di Internet ci capiscono poco o niente. Non per essere polemica (anche se la fama ormai me la sono creata!), ma certe uscite se le potrebbero davvero risparmiare.

Lara

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domenica, 21 ottobre 2007, ore 10:37
scarabocchiato da shiningarden in blog, internet, comunicazione, diritti, creativitĂ , libertĂ 

Amate scrivere e siete italiani? Beh, complimenti, avete appena vinto alla lotteria del governo italiano che vuole elevarvi tutti al rango di editori!

Come? Semplice: con il disegno di legge Levi-Prodi che da blogger e webmaster qualunque vi trasformerà, non necessariamente ma probabilmente, in veri e propri editori.

Un altro come si forma sulle vostre labbra?
Anche questo molto semplicemente: basterà registrarsi al ROC, il registro dell’Autorità delle Comunicazioni, pagare bolli, tasse ed essere felici di essere “autorizzati” a scrivere e condividere le vostre idee.

Geniale, vero? È stato il mio primo pensiero. Hum, che dite, lo potrò scrivere? In attesa che il ddl venga approvato non sono ancora una pericolosa criminale, ma se il ddl passasse… che ne sarà della libertà a cui Internet ci ha abituati? Che ne sarà di blog e siti come Shiningarden?

Ha ragione Beppe Grillo quando dice che “ci vogliono tappare la bocca”?
Gli egregi signori al governo forse avrebbero bisogno di riprendere la Costituzione Italiana in mano e rivedersi i suoi famigerati articoli. Peccato che, al contrario dell’inno italiano, nessuno si indigni se i principi fondamentali e i diritti e doveri dei cittadini vengano ogni volta ignorati da chi dovrebbe proteggerli e promuoverli.

Ogni governo italiano, di destra o sinistra che sia, si diverte a considerarci un branco di idioti assuefatti ai reality show e vittime del populismo.
Gli stranieri ancora pensano che l’Italia sia il paese di “pizza, mafia e mandolino”. E chi ne fa le spese? Non certo i politici di professione che ancorati alla loro poltrona ci considerano ora un branco di cogl***, ora un esercito di bamboccioni.

E non sono neppure tutti quelli che amano seguire le mode e sguazzano felicemente nello stereotipo pur disprezzandolo. Chi ci rimette sono sempre i cittadini di serie B, quelli che hanno una coscienza civica e sociale, quelli che pensano quale strada imboccare quando si trovano ad un bivio. Quelli che in Internet hanno trovato un valido mezzo di espressione.

Dalle risposte che il sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio, Riccardo Franco Levi, ha fornito alle varie domande di giornalisti e non in merito al ddl, si percepisce l’intento di placare gli animi, di tranquillizzare sul fatto che non si ha interesse “a toccare i siti amatoriali o i blog personali, non sarebbe praticabile”.
Ah no? E chi lo decide in quale categoria rientra un sito o un blog? Il ROC? Della serie “se sei un bravo bambino e non disturbi gli adulti allora ti lasciamo giocare, altrimenti finisci in castigo”?!!!

E poi questo “non sarebbe praticabile”? Che cosa sottintende? Che se lo fosse si presenterebbe un bel ddl su misura?

Stiamo imboccando una pericolosa strada senza uscita, guidati da persone vecchie che non capiscono, né vogliono farlo, i cambiamenti della società.

Si pensa che meno paghi una cosa e meno le attribuisci valore, ma è sano che siano sempre e solo i soldi a conferire importanza alle cose?

Internet fa paura, ecco il punto. Fa paura ai politici, alle case discografiche, agli editori… fa paura a tutti quelli che per anni sono stati abituati a mangiarsi 3/4 della torta lasciandone le briciole al resto della popolazione.

A chi è ricco la ricchezza degli altri fa paura.

Se volete saperne di più sul ddl Levi-Prodi leggete:

Articolo su La Stampa
Articolo su la Repubblica
Blog di Beppe Grillo
Lettera del sottosegretario Riccardo Franco Levi

Se pensate che sia un disegno di legge assurdo e dannoso per la libertà su Internet firmate la petizione online.

E poi, male che vada, come ha scritto Grillo, ci trasferiremo tutti su server stranieri e andremo a cercare la democrazia altrove.
Povera Italia, non se lo merita di certo un destino del genere, ma chi li ascolta i cittadini di serie B?!
Nessuno, ecco perché decidono di emigrare, anche solo virtualmente.

Per questa volta.




Lara

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venerdì, 28 settembre 2007, ore 20:33
scarabocchiato da shiningarden in riflessioni, pace, birmania, libertĂ 

Hanno dovuto sparare per dimostrare quanto sono cattivi.

Oggi, in solidarietà del popolo birmano avremmo dovuto indossare qualcosa di rosso. Mi spiace averlo saputo troppo tardi, quando ormai ero uscita di casa vestita come al solito, senza che i colori nascondessero un qualche significato simbolico.

Anche se non vestita di rosso, sono comunque solidale con un popolo che sta soffrendo per riacquistare la propria libertà, con il loro sentimento di disperazione e di speranza.
So che sono anni che la Birmania è sottomessa ad una dittatura militare. So che molti dei suoi abitanti sono stati costretti a fuggire dal loro paese per rifugiarsi in stati come la Thailandia che non li vogliono e li sfruttano.
Ho letto queste cose sui giornali, le ho viste in alcuni documentari trasmessi in seconda serata. Posso dire che so qualcosa di quel paese senza, in realtà, saperne nulla.
Non so nulla della storia della Birmania, della sua cultura, delle persone che ci abitano e di quelle che ne sono fuggite.

Anni fa avevo ascoltato la canzone degli U2, Walk on, dedicata alla dissidente politica Aung San Suu Kyi, ignorando completamente il dramma che stava colpendo un paese di cui fino a quel momento non conoscevo neppure il nome.

Ogni giorno si consumano drammi di ogni sorta in ogni parte del mondo. Forse è ipocrita mettersi la mano sul cuore adesso e dire: “Sono solidale con il popolo birmano”.
L’ho pensato perché se i monaci buddisti non avessero preso posizione tutto sarebbe rimasto nel silenzio. Eppure, so anche che ogni nostra azione è sempre vincolata dalla realtà che si vive e dalle possibilità oggettive di riuscita.

È un dramma che viviamo continuamente: ci sono tante cose su cui vorremmo intervenire, piccole e grandi, ma non tutti sono nati per sopportare il prezzo di grandi gesti. Non siamo tutti grandi uomini con grandi ideali per cui combattere. Perlopiù la nostra vita è costellata da piccoli ideali per i quali facciamo del nostro meglio.

Tante volte di fronte al dolore di un altro essere umano si prova il desiderio di oltrepassare la distanza che ci divide, di tuffarsi nel teleschermo per ritrovarci all’altro capo del mondo e asciugare le lacrime di un bambino, una ragazza, dei genitori, dei nonni che hanno perso qualcosa che amavano disperatamente.

Vorresti essergli accanto per dirgli che andrà tutto bene, che alla fine trionferanno la pace e la giustizia. Vorresti andare tu stessa di fronte a quei soldati che sparano senza capire, senza pensare, senza soffrire e avere il potere di fermare il tempo, le pallottole, la violenza, il dolore.

Vorresti poter colmare il vuoto, riportare i morti in vita, fermare i carnefici e salvare le vittime.
Vorresti essere dove c’è veramente bisogno di te e fare la differenza.

Ma non puoi. E allora non ti resta che guardare quelle persone che non conosci, quel dolore che non ti appartiene e pensare nel tuo piccolo, agire nel tuo piccolo.

Forse questo non farà la differenza, ma nella società malata di disuguaglianza e indifferenza in cui viviamo penso che anche semplici parole, soprattutto semplici parole, facciano la differenza.

Parole come queste e queste.

Anch’io oggi e sempre sono con il popolo birmano e con tutti i popoli e le persone oppresse di questo mondo.



Credits photo: Tranuf
Titolo: Mingâlaba

Lara

PS/ La coccarda in solidarietà della Birmania è un'idea di daguanno.it


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