Lara
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LaraNon si dovrebbe mai perdere l’abitudine di scrivere o di parlare agli altri perché, quando si smette, ricominciare è più difficile.
Dopo un mese di astinenza da Internet e dalla scrittura mi accorgo che le parole escono a fatica e le mie dita si fermano più spesso di quanto vorrei nell’attesa dell’ispirazione. Astinenza forzata, per carità, ma comunque deleteria se questa sera faccio così fatica a dare forma ad un’idea.
Con la connessione adsl mi è tornata anche la voglia di scrivere e comunicare dopo un mese, quello di aprile, in cui i cambiamenti non sono di certo entrati dalla finestra come un venticello primaverile, ma hanno letteralmente sfondato la porta!
Quando si è nel bel mezzo della tempesta non si desidera altro che di uscirne per riposarsi e guardare l’accaduto con un certo distacco. Il mese di maggio mi sta finalmente permettendo di farlo.
Shiningarden purtroppo, da come avrete potuto vedere, sta riscontrando una serie di problemi nell’essere aggiornato. Io e Marta pensavamo che passata la tempesta di aprile non avremmo più avuto problemi e invece… eccone di nuovi all’orizzonte. Problemi tecnici questa volta e non dovuti agli impegni di lavoro o ad un estenuante trasloco.
Per farla breve abbiamo intenzione di cambiare il nostro web hosting ma quest’ultimo sembra essere sparito dalla faccia della terra. Abbiamo bisogno di un codice per trasferire il dominio e stiamo cercando di recuperarlo in ogni modo. Dopo il trasferimento dovremo ricaricare l’intero sito sul nuovo hosting e… immaginate il lavoraccio! Ne abbiamo anche dovuto cercare uno che rispondesse alle nostre esigenze e, preferibilmente, non sparisse di nuovo nel nulla!
Prima di scegliere ho personalmente scandagliato il web alla ricerca di pareri sui vari hosting: pregi e difetti che avrebbero potuto evitarci un’altra fregatura.
Il grande dilemma all’inizio è stato: spendere poco e rinunciare all’assistenza o indirizzarsi verso un servizio più caro ma con maggiori garanzie?
Certo, si spera sempre di non aver bisogno di alcuna assistenza ma, dopo una brutta esperienza con l’adsl, mi sono subito detta: non importa se ne avrò bisogno o meno l’assistenza mi deve essere assicurata! In fondo, a che serve spendere un po’ di meno se poi la sfortuna vuole che tu abbia dei problemi e nessuno si prenda la briga di aiutarti a risolverli?
Così abbiamo optato per un hosting che, in parte, conosciamo anche per questioni professionali e pazienza per il prezzo un po’ più caro: per Shiningarden questo e altro!
Prima di contattarlo, però, aspettiamo di essere in possesso di quel codice di cui parlavo e tra breve spediremo la lettera di disdetta al nostro attuale hosting “fantasma”. Certo che se qualcuno di Hosting44 o della Nextone Media si degnasse di rispondere alle nostre e-mail non sarebbe per nulla una scortesia!
Ad ogni modo speriamo davvero di riuscire a risolvere tutto entro giugno e di ricominciare ad aggiornare il sito regolarmente.
Data l’incertezza che grava sul sito da questo momento in poi i nostri rispettivi blog diventeranno il centro nevralgico di Shiningarden: li aggiorneremo con le novità e continueremo a scriverci pensieri e riflessioni come abbiamo fatto finora.
Nel frattempo continuiamo ad attendere il codice con fiducia… speriamo che l’hosting defunto torni dall’oltretomba!
Lara
“Mettete qualcuno davanti a un computer, fategli capire che è completamente solo e poi state a guardare quello che succede: cercherà altre persone, ma solo fino a un certo punto. Avrà amici che non sono proprio amici, e un’intensa vita online, che non è proprio come avere una vita sociale. Si sentirà più connesso, ma sarà comunque solo. Tutte le persone sedute davanti a un computer sono sole. Tutte le persone sedute davanti a un computer sono al centro del mondo. Tutte le persone sedute davanti a un computer vogliono soprattutto parlare di sé.”*
Sono sola davanti al mio computer, le dita battono sulla tastiera al ritmo di una canzone che suona nello stereo e non importa a nessuno se ogni tanto mi interrompo per cantarla… vero?!
Non importa a nessuno se non ne conosco tutte le parole e di alcune riproduco semplicemente un suono similare… vero?!
Posso farlo perché sono sola, qui davanti al mio computer, e mi è presa questa pazza voglia di condividere.
Fino a poco fa stavo leggendo poi, terminato il capitolo del libro, ho posato lo sguardo sul computer di fronte a me e ho sentito la silenziosa complicità della tastiera che mi invitava a concretizzare l’ennesima riflessione sul “qui e noi, gli altri e adesso”.
Hum, non so se sono riuscita a rendere l’idea ma… l’immagine di quel certo anonimo internauta citato sopra si è materializzata nella vostra mente?
Le parole oggi aiutano a dare forma a vite prima celate? Forse la domanda potrà apparire un po’ retorica, ma navigando su Internet è davvero possibile imbattersi nell’inverosimile. Sembra che ormai tutto finisca su Internet per la gioia (e la sofferenza) di chiunque ami questo mezzo di comunicazione.
Il breve brano che ho citato all’inizio fa parte di un articolo di John Lanchester sui nuovi protagonisti e le nuove tendenze di Internet. Lo avevo letto settimane fa e oggi me ne sono ricordata. Ero alla ricerca di informazioni su un libro e mi sono ritrovata su di un blog.
Ho scorso qua e là alla ricerca delle informazioni promesse e mi è capitato di leggere un messaggio personale nello spazio riservato ai commenti. Niente di che, cose che si sentono tutti i giorni, soprattutto se finiamo nella scia di parole di due innamorati.
Cose che ascoltiamo nelle dediche alla radio o leggiamo in quelle rubriche del cuore e dei messaggi d’amore. Però, leggerle nei commenti di un blog mi ha trasmesso una strana sensazione: di chi sente di essere capitato nel posto sbagliato al momento sbagliato. Di chi ha ascoltato cose che non avrebbe dovuto e ora si sente un po’ in imbarazzo.
E perché mai? Mi sono chiesta. Che differenza c’è tra la radio e internet? O tra un giornale e internet? Perché quello che avrei sentito o letto con tutta tranquillità sui primi mi dovrebbe mettere a disagio se lo scorgo sul secondo?
Forse dipende dal carattere social-solitario di Internet?
Siamo noi, soli, davanti al computer e scriviamo o leggiamo. C’è l’altro, solo, davanti al computer che scrive o legge. Noi scriviamo e lui legge. Scrive lui e noi leggiamo.
Non è un po’ come sbirciare nella vita personale degli altri? Gli altri che hanno voglia di parlare di sé e di raccontarsi. Ma perché a noi dovrebbe interessare tutto questo turbinio di parole?
Forse perché anche noi siamo qui con questa voglia matta di parlare di noi e raccontarci.
Un po’ come se ci piacesse dire: “Ehi, l’hai sentita l’ultima su di me?” “Dai, fermati cinque minuti, ti devo proprio raccontare questa chicca che mi riguarda!”
Internet come supremo mezzo di espressione dell’egocentrismo umano? Hum, interessante teoria che, però, mi porta subito ad una nuova riflessione: senza Internet il nostro egocentrismo era forse attenuato? Lo nascondevano furtivamente sotto al tappeto non appena avevamo visite? O era lì, è sempre stato lì con noi e Internet ha solo messo in evidenza qualcosa che, in realtà, truccavamo con cura sotto la nostra sorridente maschera sociale?
Investita da tutta questa serie di domande mi viene in soccorso il pensiero di un’amica. La cito come farei con una grande protagonista della storia: “Quando stava male mi scriveva sempre alla ricerca di consigli e aiuto… e, semplicemente, ora che ha ripreso a stare bene e si è fatta una nuova vita io non esisto.”
Ecco lo spirito malato dell’egocentrismo: non l’egoismo di parlare di sé, ma l’egoismo di parlare solo di sé. Non l’egoismo di chiedere consigli e aiuto ad una persona amica, ma l’egoismo di scomparire dalla sua vita quando non ci serve più, quando stiamo abbastanza bene per camminare da soli e spingiamo lontano la spalla che ci aveva sostenuto fino a quel momento.
Internet in tutto questo non c’entra ma, come tutte le creazioni umane, mostra ad ognuno di noi uno specchio nel quale guardare la propria immagine riflessa.
Possiamo pensare di aver fatto grandi cose e che valga la pena raccontarle, possiamo pensare di non avere niente da dire, eppure sentire lo stesso il bisogno di farlo presente.
In mezzo ad una folla che attende l’arrivo dell’autobus oppure nella solitudine della propria casa, davanti al computer, l’egocentrismo di ognuno di noi non fa una grinza: nella folla si tiene lontano da chi non conosce, protetto dal cerchio magico dei propri conoscenti, nell’anonimo mondo di Internet clicca sulla X e chiude conversazioni che non gli interessano, scrive, cancella, salva ed elimina senza sentirsi responsabile delle connessioni interrotte.
Eppure, come nel miglior libro che si rispetti, prima o poi ecco verificarsi l’evento fortuito, il cambiamento di rotta inatteso e tra la folla scorgiamo un viso sconosciuto che vorremmo avvicinare, navigando nei mari virtuali ci imbattiamo in vite che ignoravamo, scoprendo all’improvviso minata la nostra indifferenza.
Ma se nel primo caso non possiamo andare dallo sconosciuto e chiedergli sorridenti: “Vuoi essere mio amico?”, nel secondo possiamo lasciare un commento, scrivere una mail e chissà.
Il più delle volte non succede nulla, ma la trama di un libro è pensata e scritta dal suo autore. Così, sia tra la folla che tra le onde virtuali, egocentrici o egoisti, siamo sempre noi a scrivere la nostra storia.
E forse - fa forse male pensarlo?! - la domanda che oggi non abbiamo il coraggio di formulare, domani riceverà una risposta.
Basta esserci per ascoltarla… e saperla ascoltare.
Lara