lunedì, 22 ottobre 2007, ore 21:07
scarabocchiato da shiningarden in internet, diritti, libertĂ , girovagando sul web

Oggi poche parole da parte mia per lasciar posto a quelle degli altri.

In merito al ddl che negli ultimi giorni sta infiammando gli animi su Internet, vi consiglio la lettura di alcune interessanti considerazioni pubblicate sul sito Punto Informatico, il primo ad aver dato notizia del famigerato disegno di legge Levi-Prodi:

Contrappunti - un articolo di Massimo Mantellini

Il problema è l'articolo 21 - un articolo di Manlio Cammarata

E per ricordarci che siamo sempre in Italia, vi suggerisco di leggere il post apparso sul sito www.designerblog.it in cui si parla del portale "Italia.it" e delle nuove dichiarazioni del ministro Rutelli in merito.

Della serie: ecco cosa succede quando le leggi vengono fatte da persone che di Internet ci capiscono poco o niente. Non per essere polemica (anche se la fama ormai me la sono creata!), ma certe uscite se le potrebbero davvero risparmiare.

Lara

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domenica, 21 ottobre 2007, ore 10:37
scarabocchiato da shiningarden in blog, internet, comunicazione, diritti, creativitĂ , libertĂ 

Amate scrivere e siete italiani? Beh, complimenti, avete appena vinto alla lotteria del governo italiano che vuole elevarvi tutti al rango di editori!

Come? Semplice: con il disegno di legge Levi-Prodi che da blogger e webmaster qualunque vi trasformerà, non necessariamente ma probabilmente, in veri e propri editori.

Un altro come si forma sulle vostre labbra?
Anche questo molto semplicemente: basterà registrarsi al ROC, il registro dell’Autorità delle Comunicazioni, pagare bolli, tasse ed essere felici di essere “autorizzati” a scrivere e condividere le vostre idee.

Geniale, vero? È stato il mio primo pensiero. Hum, che dite, lo potrò scrivere? In attesa che il ddl venga approvato non sono ancora una pericolosa criminale, ma se il ddl passasse… che ne sarà della libertà a cui Internet ci ha abituati? Che ne sarà di blog e siti come Shiningarden?

Ha ragione Beppe Grillo quando dice che “ci vogliono tappare la bocca”?
Gli egregi signori al governo forse avrebbero bisogno di riprendere la Costituzione Italiana in mano e rivedersi i suoi famigerati articoli. Peccato che, al contrario dell’inno italiano, nessuno si indigni se i principi fondamentali e i diritti e doveri dei cittadini vengano ogni volta ignorati da chi dovrebbe proteggerli e promuoverli.

Ogni governo italiano, di destra o sinistra che sia, si diverte a considerarci un branco di idioti assuefatti ai reality show e vittime del populismo.
Gli stranieri ancora pensano che l’Italia sia il paese di “pizza, mafia e mandolino”. E chi ne fa le spese? Non certo i politici di professione che ancorati alla loro poltrona ci considerano ora un branco di cogl***, ora un esercito di bamboccioni.

E non sono neppure tutti quelli che amano seguire le mode e sguazzano felicemente nello stereotipo pur disprezzandolo. Chi ci rimette sono sempre i cittadini di serie B, quelli che hanno una coscienza civica e sociale, quelli che pensano quale strada imboccare quando si trovano ad un bivio. Quelli che in Internet hanno trovato un valido mezzo di espressione.

Dalle risposte che il sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio, Riccardo Franco Levi, ha fornito alle varie domande di giornalisti e non in merito al ddl, si percepisce l’intento di placare gli animi, di tranquillizzare sul fatto che non si ha interesse “a toccare i siti amatoriali o i blog personali, non sarebbe praticabile”.
Ah no? E chi lo decide in quale categoria rientra un sito o un blog? Il ROC? Della serie “se sei un bravo bambino e non disturbi gli adulti allora ti lasciamo giocare, altrimenti finisci in castigo”?!!!

E poi questo “non sarebbe praticabile”? Che cosa sottintende? Che se lo fosse si presenterebbe un bel ddl su misura?

Stiamo imboccando una pericolosa strada senza uscita, guidati da persone vecchie che non capiscono, né vogliono farlo, i cambiamenti della società.

Si pensa che meno paghi una cosa e meno le attribuisci valore, ma è sano che siano sempre e solo i soldi a conferire importanza alle cose?

Internet fa paura, ecco il punto. Fa paura ai politici, alle case discografiche, agli editori… fa paura a tutti quelli che per anni sono stati abituati a mangiarsi 3/4 della torta lasciandone le briciole al resto della popolazione.

A chi è ricco la ricchezza degli altri fa paura.

Se volete saperne di più sul ddl Levi-Prodi leggete:

Articolo su La Stampa
Articolo su la Repubblica
Blog di Beppe Grillo
Lettera del sottosegretario Riccardo Franco Levi

Se pensate che sia un disegno di legge assurdo e dannoso per la libertà su Internet firmate la petizione online.

E poi, male che vada, come ha scritto Grillo, ci trasferiremo tutti su server stranieri e andremo a cercare la democrazia altrove.
Povera Italia, non se lo merita di certo un destino del genere, ma chi li ascolta i cittadini di serie B?!
Nessuno, ecco perché decidono di emigrare, anche solo virtualmente.

Per questa volta.




Lara

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venerdì, 24 agosto 2007, ore 22:09
scarabocchiato da shiningarden in riflessioni, internet, diritti, copyright, creative commons

 

Credits foto: Victor Nuno

Girovagavo su internet alla ricerca di informazioni e immagini per il post che volevo scrivere quando mi sono imbattuta nell’ennesima dimostrazione dell’incoerenza umana. Mi dispiace, ma questa volta ho davvero bisogno di sfogarmi!

Ho già parlato di diritti d’autore e copyright quindi non mi ripeterò, il discorso che invece voglio affrontare riguarda l’uso di questi diritti o delle licenze che circolano su internet.

Chi più chi meno avrà sentito parlare della licenza Creative Commons (CC) che concede alcuni diritti agli utenti senza toglierne all’autore dell’opera protetta sotto questo tipo di licenza.

Premetto che ognuno è naturalmente libero di scegliere se permettere agli altri di utilizzare o meno le proprie opere e di diffonderle sul web, quindi non sindaco su questo. Ho una mia opinione a riguardo ma preferisco metterla in pratica piuttosto che concettualizzarla.

Dopo aver vissuto nell’ignoranza per qualche anno, ho scoperto che internet non era libera come pensavo, che usare immagini o frasi altrui senza il permesso dell’autore equivaleva a “rubarle” (anche se citavi l’autore e linkavi il sito), che rischiavi parecchio urtando in questo modo la sensibilità altrui (e violando la legge).

Ho deciso di informarmi a proposito e mi sono convertita alla licenza Creative Commons con gioia. Anche il sito prima era sotto copyright, ora non più nonostante permangano delle limitazioni all’utilizzo del materiale, come credo sia giusto considerando il lavoro e il tempo che l’autore di qualsiasi opera impegna nella sua realizzazione.

Da tempo non cerco più immagini attraverso Google, o qualsiasi altro motore di ricerca, ma mi affido al Creative Common Search dove posso trovare tantissime foto caricate su Flickr e rilasciate sotto una licenza Creative Commons. Allo stesso modo si possono effettuare ricerche su Google, Yahoo e altri siti con materiale non vincolato dal copyright ma ugualmente protetto dagli abusi.

Oggi stavo cercando un’immagine sul sito Deviantart, un’immagine che avrei potuto utilizzare senza la paura di essere additata come una ladra.
Ho settato la ricerca di Google sull’opzione avanzata “free to use or share” e il motore mi ha rilasciato una serie di risultati. Ne ho guardati diversi finché sono capitata su quello che mi ha spinta a scrivere questo post prima di quello che avevo in mente.

L’immagine in questione era rilasciata sotto una licenza CC, ma leggendo il commento lasciato dalla sua autrice non ho potuto che spalancare gli occhi allibita. No, non c’era scritto niente di volgare o osceno (!), semplicemente la ragazza in questione ci teneva a precisare (tutto scritto in maiuscolo) che non era permesso prendere il suo disegno per metterlo su un altro sito e che se si voleva inserirlo si doveva chiedere il permesso. Lei poteva quindi decidere se concedere il permesso o meno e nel primo caso era obbligatoria l’attribuzione. Se i suoi desideri non fossero stati esauditi ci saremmo trovati di fronte ad un comportamento scorretto e lei ce l’avrebbe fatta pagare (a grandi linee!). Alla fine ringraziava.
E di che? Ho pensato. Tante parole che potevano essere condensate in una senza offendere le buone intenzioni di nessuno: COPYRIGHT!

Trovo insensato usare in questo modo la licenza CC. Che senso ha? Se non vuoi condividere quello che crei lo metti sotto copyright, punto e basta. Tanto chi vuole usare illegalmente il tuo materiale lo farà comunque, mentre chi non pensava di fare nulla di male si chiederà: ma che cavolo vuole questa? Concede o meno l’autorizzazione? Le sue parole dicono di no, ma l’uso improprio della licenza CC ti fa pensare che dovrebbe informarsi un po’ di più.

Tutto il materiale presente su internet è coperto da copyright se non diversamente specificato dal proprio autore, quindi a che serve ribadirlo con tale veemenza? Caso mai qualcuno che ne fosse ancora ignaro coltivasse ambizioni di ladro?

Naturalmente alla fine non ho scelto la sua immagine, ma un’altra di cui sarò felice di citare l’autore e inserire un link alla sua pagina su Deviantart sperando in questo modo di diffondere un po’ la sua arte.

Non dico di essere senza macchia (né senza paura, ahimè!): in passato ho inserito immagini senza attribuirle per pura ignoranza di quanto fosse concesso o meno fare, di cosa fosse corretto o meno. Oggi capisco quanto sia importante citare non solo l’autore ma anche la fonte dalla quale si è presa un’immagine o un brano o altro perché è l’unico modo per diffondere un’idea di condivisione che rispetti il lavoro di tutti.

Forse per troppo tempo internet è stata una vera giungla in cui chiunque prendeva qualsiasi cosa senza attribuire nulla e dimenticandosi dell’autore per strada. Il fatto che, però, qualcuno si approfittasse del lavoro altrui non lo considero un prodotto di quella libertà perché l’attribuirsi un’opera altrui o il venderla non è frutto di ignoranza quanto più di meschinità e deliberata intenzione di danneggiare l’altra persona.

Per quanto capisca e condivida il copyright, non capisco né condivido il comportamento di persone come la ragazza citata sopra. Eppure chissà che non abbiano ragione loro nel considerare il mondo un covo di gente disonesta dal quale ci si deve difendere.
A questo punto, quindi, la creazione di internet non può che essere un errore umano, una terribile disattenzione.

Se la realtà è davvero quella che fanno intendere queste persone, mi chiedo che senso abbiano siti come Flickr o YouTube. Non sono nient’altro che siti settari in cui chi non è dotato di una macchina fotografica o di una videocamera non può entrare? I semplici visitatori sono visti con sospetto?

Non so, a me questo atteggiamento da “guardare ma non toccare” lascia sempre molto perplessa, in particolare su internet. Là fuori è diverso, è sempre stato diverso, ma qui dentro… ci è stato fatto credere che potessimo abbattere alcuni limiti imposti e invece…

Ancora una volta il mondo si divide: da una parte chi decide di condividere e dall’altra chi richiede un permesso scritto per farlo.
Si convive certo, ma separati da un muro o, come in questo caso, da una licenza e da una scelta che, per quanto ignorata, ci mostra non solo la volontà di chi crea un’opera, ma anche il suo animo e i sentimenti che lo governano: paura, fiducia, avidità, rispetto.

In conclusione: ognuno di noi sceglie chi essere e non penso abbia senso giudicare le scelte personali ma, per favore, non dimentichiamoci che la coerenza non è un optional!

Lara

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lunedì, 07 maggio 2007, ore 21:31
scarabocchiato da shiningarden in internet, cambiamenti, novitĂ , hosting44

Non si dovrebbe mai perdere l’abitudine di scrivere o di parlare agli altri perché, quando si smette, ricominciare è più difficile.

Dopo un mese di astinenza da Internet e dalla scrittura mi accorgo che le parole escono a fatica e le mie dita si fermano più spesso di quanto vorrei nell’attesa dell’ispirazione. Astinenza forzata, per carità, ma comunque deleteria se questa sera faccio così fatica a dare forma ad un’idea.

 

Con la connessione adsl mi è tornata anche la voglia di scrivere e comunicare dopo un mese, quello di aprile, in cui i cambiamenti non sono di certo entrati dalla finestra come un venticello primaverile, ma hanno letteralmente sfondato la porta!

Quando si è nel bel mezzo della tempesta non si desidera altro che di uscirne per riposarsi e guardare l’accaduto con un certo distacco. Il mese di maggio mi sta finalmente permettendo di farlo.

 

Shiningarden purtroppo, da come avrete potuto vedere, sta riscontrando una serie di problemi nell’essere aggiornato. Io e Marta pensavamo che passata la tempesta di aprile non avremmo più avuto problemi e invece… eccone di nuovi all’orizzonte. Problemi tecnici questa volta e non dovuti agli impegni di lavoro o ad un estenuante trasloco.

 

Per farla breve abbiamo intenzione di cambiare il nostro web hosting ma quest’ultimo sembra essere sparito dalla faccia della terra. Abbiamo bisogno di un codice per trasferire il dominio e stiamo cercando di recuperarlo in ogni modo. Dopo il trasferimento dovremo ricaricare l’intero sito sul nuovo hosting e… immaginate il lavoraccio! Ne abbiamo anche dovuto cercare uno che rispondesse alle nostre esigenze e, preferibilmente, non sparisse di nuovo nel nulla!

 

Prima di scegliere ho personalmente scandagliato il web alla ricerca di pareri sui vari hosting: pregi e difetti che avrebbero potuto evitarci un’altra fregatura.

Il grande dilemma all’inizio è stato: spendere poco e rinunciare all’assistenza o indirizzarsi verso un servizio più caro ma con maggiori garanzie?

 

Certo, si spera sempre di non aver bisogno di alcuna assistenza ma, dopo una brutta esperienza con l’adsl, mi sono subito detta: non importa se ne avrò bisogno o meno l’assistenza mi deve essere assicurata! In fondo, a che serve spendere un po’ di meno se poi la sfortuna vuole che tu abbia dei problemi e nessuno si prenda la briga di aiutarti a risolverli?

 

Così abbiamo optato per un hosting che, in parte, conosciamo anche per questioni professionali e pazienza per il prezzo un po’ più caro: per Shiningarden questo e altro!

Prima di contattarlo, però, aspettiamo di essere in possesso di quel codice di cui parlavo e tra breve spediremo la lettera di disdetta al nostro attuale hosting “fantasma”. Certo che se qualcuno di Hosting44 o della Nextone Media si degnasse di rispondere alle nostre e-mail non sarebbe per nulla una scortesia!

 

Ad ogni modo speriamo davvero di riuscire a risolvere tutto entro giugno e di ricominciare ad aggiornare il sito regolarmente.

Data l’incertezza che grava sul sito da questo momento in poi i nostri rispettivi blog diventeranno il centro nevralgico di Shiningarden: li aggiorneremo con le novità e continueremo a scriverci pensieri e riflessioni come abbiamo fatto finora.

Nel frattempo continuiamo ad attendere il codice con fiducia… speriamo che l’hosting defunto torni dall’oltretomba!

Lara


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sabato, 17 marzo 2007, ore 10:56
scarabocchiato da shiningarden in pensieri, riflessioni, blog, internet, comunicazione

“Mettete qualcuno davanti a un computer, fategli capire che è completamente solo e poi state a guardare quello che succede: cercherà altre persone, ma solo fino a un certo punto. Avrà amici che non sono proprio amici, e un’intensa vita online, che non è proprio come avere una vita sociale. Si sentirà più connesso, ma sarà comunque solo. Tutte le persone sedute davanti a un computer sono sole. Tutte le persone sedute davanti a un computer sono al centro del mondo. Tutte le persone sedute davanti a un computer vogliono soprattutto parlare di sé.”*

 

Sono sola davanti al mio computer, le dita battono sulla tastiera al ritmo di una canzone che suona nello stereo e non importa a nessuno se ogni tanto mi interrompo per cantarla… vero?!

Non importa a nessuno se non ne conosco tutte le parole e di alcune riproduco semplicemente un suono similare… vero?!

Posso farlo perché sono sola, qui davanti al mio computer, e mi è presa questa pazza voglia di condividere.

Fino a poco fa stavo leggendo poi, terminato il capitolo del libro, ho posato lo sguardo sul computer di fronte a me e ho sentito la silenziosa complicità della tastiera che mi invitava a concretizzare l’ennesima riflessione sul “qui e noi, gli altri e adesso”.

 

Hum, non so se sono riuscita a rendere l’idea ma… l’immagine di quel certo anonimo internauta citato sopra si è materializzata nella vostra mente?

Le parole oggi aiutano a dare forma a vite prima celate? Forse la domanda potrà apparire un po’ retorica, ma navigando su Internet è davvero possibile imbattersi nell’inverosimile. Sembra che ormai tutto finisca su Internet per la gioia (e la sofferenza) di chiunque ami questo mezzo di comunicazione.

 

Il breve brano che ho citato all’inizio fa parte di un articolo di John Lanchester sui nuovi protagonisti e le nuove tendenze di Internet. Lo avevo letto settimane fa e oggi me ne sono ricordata. Ero alla ricerca di informazioni su un libro e mi sono ritrovata su di un blog.

 

Ho scorso qua e là alla ricerca delle informazioni promesse e mi è capitato di leggere un messaggio personale nello spazio riservato ai commenti. Niente di che, cose che si sentono tutti i giorni, soprattutto se finiamo nella scia di parole di due innamorati.

Cose che ascoltiamo nelle dediche alla radio o leggiamo in quelle rubriche del cuore e dei messaggi d’amore. Però, leggerle nei commenti di un blog mi ha trasmesso una strana sensazione: di chi sente di essere capitato nel posto sbagliato al momento sbagliato. Di chi ha ascoltato cose che non avrebbe dovuto e ora si sente un po’ in imbarazzo.

 

E perché mai? Mi sono chiesta. Che differenza c’è tra la radio e internet? O tra un giornale e internet? Perché quello che avrei sentito o letto con tutta tranquillità sui primi mi dovrebbe mettere a disagio se lo scorgo sul secondo?

Forse dipende dal carattere social-solitario di Internet?

 

Siamo noi, soli, davanti al computer e scriviamo o leggiamo. C’è l’altro, solo, davanti al computer che scrive o legge. Noi scriviamo e lui legge. Scrive lui e noi leggiamo.

Non è un po’ come sbirciare nella vita personale degli altri? Gli altri che hanno voglia di parlare di sé e di raccontarsi. Ma perché a noi dovrebbe interessare tutto questo turbinio di parole?

Forse perché anche noi siamo qui con questa voglia matta di parlare di noi e raccontarci.

Un po’ come se ci piacesse dire: “Ehi, l’hai sentita l’ultima su di me?” “Dai, fermati cinque minuti, ti devo proprio raccontare questa chicca che mi riguarda!”

 

Internet come supremo mezzo di espressione dell’egocentrismo umano? Hum, interessante teoria che, però, mi porta subito ad una nuova riflessione: senza Internet il nostro egocentrismo era forse attenuato? Lo nascondevano furtivamente sotto al tappeto non appena avevamo visite? O era lì, è sempre stato lì con noi e Internet ha solo messo in evidenza qualcosa che, in realtà, truccavamo con cura sotto la nostra sorridente maschera sociale?

 

Investita da tutta questa serie di domande mi viene in soccorso il pensiero di un’amica. La cito come farei con una grande protagonista della storia: “Quando stava male mi scriveva sempre alla ricerca di consigli e aiuto… e, semplicemente, ora che ha ripreso a stare bene e si è fatta una nuova vita io non esisto.”

 

Ecco lo spirito malato dell’egocentrismo: non l’egoismo di parlare di sé, ma l’egoismo di parlare solo di sé. Non l’egoismo di chiedere consigli e aiuto ad una persona amica, ma l’egoismo di scomparire dalla sua vita quando non ci serve più, quando stiamo abbastanza bene per camminare da soli e spingiamo lontano la spalla che ci aveva sostenuto fino a quel momento.

 

Internet in tutto questo non c’entra ma, come tutte le creazioni umane, mostra ad ognuno di noi uno specchio nel quale guardare la propria immagine riflessa.

Possiamo pensare di aver fatto grandi cose e che valga la pena raccontarle, possiamo pensare di non avere niente da dire, eppure sentire lo stesso il bisogno di farlo presente.

 

In mezzo ad una folla che attende l’arrivo dell’autobus oppure nella solitudine della propria casa, davanti al computer, l’egocentrismo di ognuno di noi non fa una grinza: nella folla si tiene lontano da chi non conosce, protetto dal cerchio magico dei propri conoscenti, nell’anonimo mondo di Internet clicca sulla X e chiude conversazioni che non gli interessano, scrive, cancella, salva ed elimina senza sentirsi responsabile delle connessioni interrotte.

 

Eppure, come nel miglior libro che si rispetti, prima o poi ecco verificarsi l’evento fortuito, il cambiamento di rotta inatteso e tra la folla scorgiamo un viso sconosciuto che vorremmo avvicinare, navigando nei mari virtuali ci imbattiamo in vite che ignoravamo, scoprendo all’improvviso minata la nostra indifferenza.

 

Ma se nel primo caso non possiamo andare dallo sconosciuto e chiedergli sorridenti: “Vuoi essere mio amico?”, nel secondo possiamo lasciare un commento, scrivere una mail e chissà.

Il più delle volte non succede nulla, ma la trama di un libro è pensata e scritta dal suo autore. Così, sia tra la folla che tra le onde virtuali, egocentrici o egoisti, siamo sempre noi a scrivere la nostra storia.

E forse - fa forse male pensarlo?! - la domanda che oggi non abbiamo il coraggio di formulare, domani riceverà una risposta.
Basta esserci per ascoltarla… e saperla ascoltare.


Lara

* John Lanchester, Il nuovo big bang, Internazionale del 16 febbraio 2007


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