Come un film, una canzone, un’immagine influenzano la nostra vita?
Apparentemente in modo temporaneo e superficiale come un sasso che facciamo saltellare sull’acqua: forma cerchi concentrici, increspa la superficie e poi affonda e viene dimenticato.
Spesso se si dice: “Questa canzone mi ha cambiato la vita! Questo film è stato una rivelazione!” sono molti gli sguardi dubbiosi che si suscitano. “Esagerato!”, è la risposta che più frequentemente si ottiene. Come possono un film o una canzone o una qualsiasi opera d’arte toccarci a tal punto da scatenare un cambiamento dentro di noi? Sembra assurdo.
Si pensa che siano solo le persone che incontriamo, quelle che amiamo, le situazioni che viviamo a condizionarci e trasformarci, non di certo cose lontane e in apparenza prive di personalità come fotografie, dipinti, canzoni.
Sembrano convinzioni così logiche che non sono, però, mai riuscite a convincermi della loro incontestabile bontà. Voglio dire: l’arte è davvero così sterile dal punto di vista esistenziale? È davvero incapace di andare oltre un pugno di emozioni superficiali e temporanee?
Io penso il contrario. Credo che l’arte sia molto di più e qualche mese fa leggendo un articolo che parlava di Cinematerapia ho scoperto che mentre la mia intuizione si era fermata a una semplice contestazione dell’idea corrente, altri avevano dato vita ad una nuova disciplina in cui film e crescita personale si coniugavano senza forzature né inganni.
L’articolo era poi stato sepolto nella mia memoria, ma poche settimane fa è riemerso inaspettatamente e mi sono detta che mi sarebbe piaciuto parlarne in un post.
Ho visitato il sito ufficiale della Cinematerapia nel quale si spiega nel dettaglio di cosa si tratta e si parla delle sue origini, delle applicazioni e dei benefici.
Citando il sito: “La Cinematerapia si avvale del potente effetto evocativo, simbolico e allegorico delle immagini filmiche (analogamente a quanto facevano e fanno ancora le favole, i miti, le leggende, i sogni notturni, ecc.) per comporre ed elaborare le emozioni grezze in processi complessi che hanno la finalità stimolare nell'individuo lo sviluppo di nuove competenze, la realizzazione dei propri progetti profondi e agevolare il suo cammino esistenziale.”
Alla fin fine è tutto un gioco di emozioni, intuizioni e misteri sepolti in noi, ma non impossibili da scovare.
È innegabile che si possa essere colpiti da qualcosa e spiegare semplicemente la propria emozione con un “il film era molto bello”. Nessuno ci chiederà di andare tanto oltre la prima impressione.
Lo stesso vale per le canzoni, le immagini e qualsiasi opera d’arte: possiamo essere toccati nel profondo da qualcosa che vediamo e considerarlo nient’altro che “bello, fantastico, meraviglioso”. In fondo, la bellezza non colma tutte le possibili spiegazioni che possiamo trovare alle nostre emozioni di gioia? E il suo contrario, la non-bellezza, tutte quelle che riguardano la paura, il fastidio, l’irritazione?
La Cinematerapia dice esattamente l’opposto: se si vuole si può scavare e trovare qualcosa di molto interessante sotto la superficie. Forse, se siamo fortunati, troveremo persino il
vero motivo per cui qualcosa è stato in grado di arrivare al nostro cuore e scuotere la nostra consapevolezza. Ma deve importarci, naturalmente.
Per fare due esempi: anni fa mi era capitato di sentire una conversazione tra due estranei, parlavano del film “City of Angels” e uno disse all’altro che quel film gli aveva mostrato una realtà che fino a quel momento lui non aveva mai veramente preso in considerazione. “Noi possiamo
davvero scegliere”, aveva detto il tipo e l’amico era scoppiato in una moderata risata. “Certo che possiamo!”, gli aveva risposto bonario.
A quanto pare l’ovvietà delle cose non è poi così ovvia per la nostra coscienza.
Il secondo esempio, invece, me lo fornisce un’amica. Dopo aver visto un film la sera prima, me ne racconta brevemente la trama e poi rivela: “Mi ha colpita tantissimo. È come se fossi riandata indietro nel tempo, alle cose che per me sono davvero importanti. Non so come abbia fatto, ma mi ha ridato una visione lucida su di me e su quello che voglio dalla mia vita.”
Inconsapevolmente, ci sono corde in noi stessi che l’arte riesce a far vibrare. Basta rimanere in silenzio e tendere l’orecchio per sentire il flebile suono di una musica mai sentita. È la nostra e sono stati quell’immagine, quella canzone, quel film a toccare le corde rivelatrici della sua silenziosa presenza.
Forse è vero che l’arte non cambia la vita, forse siamo noi a voler cambiare e aspettiamo solo un cenno, una parola, uno sguardo per raccogliere il coraggio e saltare nel buio.
Qualche mese fa, mentre mi riprendevo da un’influenza, libri e TV erano diventati i miei migliori amici. Annoiata facevo zapping senza speranza, guardavo anche programmi che di solito ignoro: telefilm, repliche, documentari, talkshow, cartoni animati, video e programmi di ogni tipo su MTV. Raramente seguivo qualcosa tanto a lungo da sapere come andava a finire. Un giorno mi sono fermata qualche istante su italia1 e ho visto che stavano trasmettendo un cartone. All’inizio mi aveva lasciata del tutto indifferente, ma dato che non c’era nient’altro da guardare, avevo abbandonato il telecomando e seguito la storia.
Alla fine mi sono lasciata catturare dalla trama e per i giorni che mi separavano dalla completa guarigione il cartone animato in questione diventò un vero e proprio appuntamento giornaliero.
Non sono mai stata un’appassionata di manga o anime, ma credo ci sia una prima volta per tutto! In particolare c’è un personaggio che mi ha colpito nel cartone nonostante lo abbia visto in una sola puntata.
Può anche non voler dire niente, certo, ma la Cinematerapia insegna che “serve il coraggio di andare oltre l'ovvio, il convenzionale, oltre l'apparente logicità dei percorsi razionali e accettare di immergersi nell'oceano delle proprie emozioni profonde e autentiche.”
Così, quando per caso mi è capitato di vedere alcuni spezzoni del cartone animato su YouTube ho capito che niente ci colpisce in modo fortuito. E se qualcosa vuole essere scoperto, allora perché non accettarlo e magari dargli una mano?!
Ad ogni modo, se il discorso sulla Cinematerapia vi ha interessato potete visitare il sito
www.cinematerapia.it in cui troverete molte informazioni sul progetto e sul suo significato.
Sicuramente l’arte non può cambiare nulla di noi stessi e della nostra vita se noi non vogliamo, ma può farci sentire che è arrivato il momento di cambiare. E alle volte lo fa così dolcemente, così splendidamente che la caccia al tesoro di noi stessi si rivela essere un’avventura appassionante e persino divertente!

Lara
PS/ Per onore di cronaca il cartone animato, o meglio anime, di cui ho parlato nel post è Naruto e il personaggio è quello di Hinata per chi sapesse di chi sto parlando.
domenica, 12 agosto 2007, ore 22:16
Sin da piccola mi è sempre piaciuto disegnare: all’asilo era uno dei miei passatempi preferiti.
Non appena potevo mi accaparravo un foglio di carta, una matita, i colori e un posticino in uno dei minuscoli banchi colorati della classe.
Ben presto, non appena mia madre mi salutava per andare al lavoro, presi l’abitudine di correre verso i fogli, le matite e il mio posto colorato. All’inizio ero sola, poi una bambina mi chiese se poteva disegnare con me e il momento del disegno libero divenne ancora più bello.
Ogni mattina ci ritrovavamo e disegnavamo insieme, senza vincoli né imposizioni. Stavamo imparando a diventare amiche e mi divertivo, non pensavo di fare nulla di male.
Poi, un giorno vidi avvicinarsi a noi una maestra. Pensavo volesse ammirare i nostri capolavori (!) e invece scorsi una luce di rimprovero nei suoi occhi e le sue parole mi trafissero come un arpione: “Adesso basta. La volete smettere di sprecare fogli? Andate a giocare fuori, con gli altri.”
Perché ho raccontato questo insignificante episodio della mia infanzia? Perché ieri sera, dopo tanti anni, il ricordo è riaffiorato mentre guardavo il
trailer di Persepolis, il fumetto di Marjane Satrapi oggi divenuto film grazie al contributo di Vincent Paronnaud.
Nelle immagini del fumetto e del film ho nuovamente percepito la libertà che mi aveva contraddistinto da bambina quando disegnare era la mia massima aspirazione e le parole non avevano ancora colpito la mia fantasia.
Di certo il disegno non era la mia vocazione, ma in quel periodo era una delle cose che amavo di più e, anche se dopo l’episodio con la maestra non fu più la stessa cosa, continuai a disegnare per conto mio, come solo una bambina è capace di fare.
Curiosando sul
myspace del film ho visto diversi filmati interessanti sulla sua produzione e ascoltato la
colonna sonora, un vero tocco di originalità nel riadattamento della canzone che fu già colonna sonora di un altro film di successo, Rocky III.
Su YouTube, invece, mi sono imbattuta nella presentazione del fumetto. La inserisco qui sotto perché l’ho trovata particolarmente esplicativa del messaggio di Persepolis.
Penso ci siano tanti modi per avvicinarsi alla propria verità e tanti per esprimerla. Alcuni ci uniranno e altri ci divideranno, fa parte del gioco.
Non so se Persepolis uscirà anche nei cinema italiani, non ho trovato notizie a riguardo, però sarebbe un vero peccato perderselo.
In Francia è uscito il 27 giugno e qui in Italia è stato presentato al Giffoni Film Festival con qualche protesta, come si poteva immaginare. In fondo, c’è sempre qualcuno che si sente offeso dalla verità personale di un’altra persona, anche questo penso faccia parte del gioco.
Aspettando tempi migliori, segnalo un
sito francese sul quale è possibile vedere in anteprima tre spezzoni tratti dal film.
E per ricordarci il vero spirito di opere come Persepolis, che non condanna e non assolve nessuno, ma racconta semplicemente una storia personale, cito alcune parole della stessa Marjane Satrapi tratte dal fumetto:
Ho capito fino in fondo che se non ero integrata con me stessa non mi sarei mai potuta integrare.
Lara
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