sabato, 28 luglio 2007, ore 21:30
Alle volte basta poco, un’osservazione, alcune parole buttate a caso che guidano le mani verso finestre ancora chiuse e impolverate, persiane sprangate che le braccia aprono con un gesto deciso. È l’invito al sole perché condivida con le tenebre il regno della stanza. All’aria fresca perché spazzi via la polvere. Alle nuove idee perché scuotano una mente addormentata dal quotidiano.
Ieri Shiningarden ha compiuto 5 anni e proprio ieri mi sono chiesta: una volta piantato, un seme rimane un seme? Una volta cresciuto, un seme rimane un seme? Una volta colto, un seme rimane un seme?
Il seme che diventa albero e poi frutto… rimane sempre seme?
Ho pensato a questi 5 anni del sito, agli ultimi 5 anni della mia vita, ho riletto l’e-mail di un’amica che sento sporadicamente e la sua emblematica domanda: “Are you happy?”
Mi ha colpito, di solito si chiede “come stai?” e si spera che il nostro interlocutore non approfitti della domanda per imbarcarsi in un monologo sulle disgrazie della propria vita!
E invece la domanda che mi è stata rivolta era: sei felice?
Che cosa si risponde ad una domanda del genere? Ci si aggrappa al momento presente per giudicare la propria vita? O si amplia l’orizzonte e si guardano i cambiamenti intervenuti nel corso del tempo?
Le ricorrenze in fondo servono a conferire un ritmo cadenzato allo scorrere di minuti, ore, giorni e anni che potrebbero anche scivolarci addosso senza segnarci più di tanto.
Personalmente ho appuntato sulla mia agenda personale, quella che la mente conserva e il cuore ricorda, tutti gli avvenimenti più importanti della mia vita, quelli che nella gioia come nella tristezza mi hanno accompagnata e cambiata.
Non sono più la stessa persona di 5 anni fa e così mi sento di dire per Shiningarden.
Il seme è stato piantato, bagnato e curato e ora che è cresciuto mi chiedo: quanto seme è rimasto in questo giovane albero? E quanto ne rimane nei suoi ancora acerbi frutti?
Era l’inizio del 2002 quando io e Marta abbiamo pensato che, forse, sì, forse avremmo potuto creare un sito, uno spazio per noi e gli altri nell’infinito e anonimo mondo di Internet. Era un modo per emergere, per alzare la mano e rispondere: “Sì, ci sono. Presente!”
A posteriori è stato anche un modo per rispondere ad una delle domande più insidiose della vita: quanto credo in me stessa e nei miei progetti? Quale valore do ai miei sogni? Per cosa vale la pena lottare e cosa, invece, posso lasciarmi alle spalle?
Nessuna idea vale la pena di essere sviluppata finché non la si sviluppa. Nulla vale la pena di essere vissuto finché non ci capita di viverlo.
È il valore dell’esperienza, quindi, a conferire valore alle nostre scelte? Non è quello che avremmo voluto fare, la destinazione che avremmo voluto raggiungere, quanto quello che abbiamo fatto, il viaggio intrapreso a dimostrarci chi siamo e cosa siamo in grado di fare?
Shiningarden è nato dalla passione per la scrittura, una passione che ancora oggi guida i passi del sito e trasforma noi come persone. Non è quello che diciamo o come lo diciamo, ma la spinta che ci impedisce di rimanere in silenzio a conferire valore alle nostre parole.
Scrivere non è semplice e chi ama la scrittura e si sente scrittore nello spirito (scrittore, non letterato badiamo bene!) lo sperimenta ogni giorno nell’amore-disperazione che lo accompagna.
Nelle parole di una cara amica: “Writing a story is not so easy... you have to write it! You have to put some words together and make a whole sentence to make sense. But that's not the end. You have to put that sentence beside another one and, if you're lucky, they'll make sense together. That's not the point, though. The point is to write something you feel, to write something that comes from your heart, to write something that makes you feel full.” [1]
Scrivere, come dice Emma, non è solo un gesto tecnico o di stile, è anche questo ma non solo.
Scrivere è un caleidoscopio di motivi che spingono una persona ad amare le parole, il loro significato, l’emozione che si prova mentre le frasi si legano l’una all’altra e i pensieri si fissano sulla carta (o nella memoria del computer!).
In fondo, penso che scrivere e vivere possano essere accomunati da una metafora in cui scrivere con sentimento è come vivere con sentimento, e viceversa.
Per sapere se sono felice devo capire cosa mi rende felice. Per riconoscere il seme nel frutto devo ricordarmi della sua origine.
Così, se vivere è un po’ come scrivere, allora la tristezza è l’incapacità di trovare le parole dentro di sé.
Come scrive Emma nel suo post, che cosa significa perdere le parole per uno scrittore?
Forse è solo un momento passeggero, quello in cui si trova il piacere di leggere parole altrui. O forse è la disperazione di non sapere cosa scrivere o di non trovare il modo per esprimere pensieri ed emozioni.
“Sono una scrittrice. Lo sono stata da… non me lo ricordo neppure… da quando? Da prima di compiere 10 anni, ne sono sicura. Scrivevo. Scrivevo tanto. Non scrivo più. Ero una scrittrice e ora non scrivo. Cosa sto facendo? Posso scrivere… non mi importa quanto sia brava. Posso scrivere. Solo scrivere…” [2]
Emma ha parlato della sua incapacità di scrivere, di trovare le parole e io mi sono sentita conquistata da quelle parole che lei ha rivelato di aver perso ma che, bizzarria del destino, sembrano aver trovato lei in quel post.
Proprio come Emma anch’io non scrivo più racconti da tanto, quasi un anno, l’ultimo di cui mi ricordo è stato la revisione di uno precedente. Forse un giorno lo inserirò sul sito e forse Marta lo tradurrà.
Eppure, nonostante tutto, continuo a scrivere perché anche se non si trovano le parole non significa che non si abbia più niente da dire. Non significa che scrivere non abbia più valore.
Come ha affermato Ousmane Sembène: “Quando racconti una storia non lo fai per vendicarti ma per trovare il tuo posto nel mondo”.
Oggi, dopo 5 anni di lavoro su Shiningarden mi guardo indietro e mi rendo conto che il seme non è più seme ma rimane seme nello spirito. È cresciuto, diventato giovane albero e frutto senza però dimenticare le sue radici. Perché dalle radici attinge tutte le parole che negli anni si sono perse nell’oblio. Si nutre della propria storia e cresce più forte e coraggioso.
Come mi disse una persona anni fa: “Se hai una passione, sei fortunata. Se ti piace così tanto scrivere allora non smettere mai e tieni stretto quello che ami.”
Forse è questo il segreto della felicità?
Lara
[1] "Scrivere una storia non è così semplice… devi scriverla! Devi associare alcune parole e scrivere una frase che abbia senso. Ma non è finita. Devi mettere la frase accanto ad un’altra e, se sei fortunata, le due frasi avranno senso insieme. Ma non è ancora il punto. Il punto è scrivere qualcosa che senti, scrivere qualcosa che viene dal tuo cuore, scrivere qualcosa che ti faccia sentire piena." – Emma
[2] "I was a writer. Since I was... I don't even remember... what? before ten, I'm sure. I wrote. I wrote a lot. And I don't write anymore. I was a writer and I'm not writing. What am I doing? I can write... I don't mind the good I am. I can write. Just write..." – Emma
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