

Ai tempi della scrittura della tesi di laurea mi capitò di leggere questa poesia che poi decisi di includere nel testo come rappresentazione artistica del legame che ancora oggi unisce i contadini del Terzo Mondo alla terra e ai semi.
Si tratta di una poesia palestinese che condanna lo sfruttamento e la violenza stringendosi attorno al più semplice e antico significato della vita.
Oggi ho deciso di pubblicarla qui perché a distanza di un anno, quando mi capita di rileggerla, la sento ancora “viva”, come se fosse appena uscita dalla penna del poeta.
Indignazione o rassegnazione sono emozioni più semplici e frequenti da provare: sono i cavalieri d’onore delle brutte notizie che sentiamo ogni giorno. Stupidità e cattiveria ormai fanno scalpore solo se le si grida ai quattro venti.
Cosa ci succede, al contrario, di fronte ad un’idea positiva? Come viene accolta da menti assuefatte alla bruttura?
Ieri sera tornavo a casa sul solito autobus ricolmo dell’ora di punta, cercando di sopravvivere ad un autista pilota mancato di formula uno e di difendere ostinatamente il mio esiguo spazio vitale. Ho alzato gli occhi al cielo plastificato del bus chiedendo una grazia ed ecco l’idea, le parole che non mi aspettavo incrociare il mio sguardo.
Ringrazio Moviem@tica per aver scattato questa foto che ora mi permette di dare un volto alla buona notizia, l’idea positiva che troppo spesso manca tra le proposte pubblicitarie da cui siamo bombardati ogni giorno:

È una campagna informativa promossa dall’Assessorato per le Pari Opportunità in collaborazione con GTT Torino e si rivolge alle donne perché prendano coscienza di loro stesse e dei loro diritti.
Ne riporto il testo integrale perché non solo lo condivido, ma spero sia un’iniziativa che contagi anche altri comuni italiani, se non l’ha già fatto. Spero che ridesti la coscienza di donne e uomini nei confronti di un atteggiamento svilente e discriminatorio ancora in atto nei confronti del sesso femminile.
Svendi il mio corpo? Tieniti i tuoi prodotti!
Quando la pubblicità usa in modo strumentale o oltraggioso l'immagine femminile intesa come richiamo sessuale, offende tutte le donne. Non comprare più i suoi prodotti. Vedrai come cambia registro.
Hai notato delle pubblicità offensive per le donne?
Segnalale via mail a presidente.pariopportunita@comune.torino.it
o tramite fax 011 44 22 633
Dopo l’articolo di Adrian Michaels pubblicato sul Finalcial Times sul ruolo delle donne nella pubblicità e televisione italiane, ecco i primi vagiti di una nuova presa di coscienza le cui radici sono vecchie come il mondo.
Le battaglie per la libertà e i diritti sono più che mai attuali in società distrutte dalle guerre, avvelenate dal divario osceno tra ricchi e poveri, prese in ostaggio dalla violenza di pochi che costringono i tanti in ginocchio.
Non c’è libertà se non può esservi coscienza di se stessi, del proprio modo d’essere, dei sogni e delle idee che ci contraddistinguono.
E come dice Moviem@tica nel suo post: “Fateci caso, durante il prossimo viaggio in autobus.”
Già, alzate anche voi lo sguardo, uomini o donne non importa, e prendete coscienza di voi stessi. È un primo passo, forse piccolo, ma le buone notizie sono contagiose e danno la forza di non assuefarsi a quelle brutte.
Lara
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Irma - Il portale del comune di Torino per le pari opportunità