domenica, 21 settembre 2008, ore 15:48
scarabocchiato da shiningarden in blog, cambiamenti

Per mancanza di tempo ho deciso di chiudere questo blog e di traslocare definitivamente su Shiningarden racconta, la mia nuova piattaforma di sperimentazione.

Un grazie a tutti coloro che mi hanno seguita qui e hanno lasciato il loro contributo attraverso i commenti, spero di rivedervi sul mio nuovo blog. ;)
Lara


Le persone non fanno i viaggi, sono i viaggi che fanno le persone.
J. Steinbeck



Credits: photo by Shiningarden

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domenica, 21 ottobre 2007, ore 10:37
scarabocchiato da shiningarden in blog, internet, comunicazione, diritti, creativitĂ , libertĂ 

Amate scrivere e siete italiani? Beh, complimenti, avete appena vinto alla lotteria del governo italiano che vuole elevarvi tutti al rango di editori!

Come? Semplice: con il disegno di legge Levi-Prodi che da blogger e webmaster qualunque vi trasformerà, non necessariamente ma probabilmente, in veri e propri editori.

Un altro come si forma sulle vostre labbra?
Anche questo molto semplicemente: basterà registrarsi al ROC, il registro dell’Autorità delle Comunicazioni, pagare bolli, tasse ed essere felici di essere “autorizzati” a scrivere e condividere le vostre idee.

Geniale, vero? È stato il mio primo pensiero. Hum, che dite, lo potrò scrivere? In attesa che il ddl venga approvato non sono ancora una pericolosa criminale, ma se il ddl passasse… che ne sarà della libertà a cui Internet ci ha abituati? Che ne sarà di blog e siti come Shiningarden?

Ha ragione Beppe Grillo quando dice che “ci vogliono tappare la bocca”?
Gli egregi signori al governo forse avrebbero bisogno di riprendere la Costituzione Italiana in mano e rivedersi i suoi famigerati articoli. Peccato che, al contrario dell’inno italiano, nessuno si indigni se i principi fondamentali e i diritti e doveri dei cittadini vengano ogni volta ignorati da chi dovrebbe proteggerli e promuoverli.

Ogni governo italiano, di destra o sinistra che sia, si diverte a considerarci un branco di idioti assuefatti ai reality show e vittime del populismo.
Gli stranieri ancora pensano che l’Italia sia il paese di “pizza, mafia e mandolino”. E chi ne fa le spese? Non certo i politici di professione che ancorati alla loro poltrona ci considerano ora un branco di cogl***, ora un esercito di bamboccioni.

E non sono neppure tutti quelli che amano seguire le mode e sguazzano felicemente nello stereotipo pur disprezzandolo. Chi ci rimette sono sempre i cittadini di serie B, quelli che hanno una coscienza civica e sociale, quelli che pensano quale strada imboccare quando si trovano ad un bivio. Quelli che in Internet hanno trovato un valido mezzo di espressione.

Dalle risposte che il sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio, Riccardo Franco Levi, ha fornito alle varie domande di giornalisti e non in merito al ddl, si percepisce l’intento di placare gli animi, di tranquillizzare sul fatto che non si ha interesse “a toccare i siti amatoriali o i blog personali, non sarebbe praticabile”.
Ah no? E chi lo decide in quale categoria rientra un sito o un blog? Il ROC? Della serie “se sei un bravo bambino e non disturbi gli adulti allora ti lasciamo giocare, altrimenti finisci in castigo”?!!!

E poi questo “non sarebbe praticabile”? Che cosa sottintende? Che se lo fosse si presenterebbe un bel ddl su misura?

Stiamo imboccando una pericolosa strada senza uscita, guidati da persone vecchie che non capiscono, né vogliono farlo, i cambiamenti della società.

Si pensa che meno paghi una cosa e meno le attribuisci valore, ma è sano che siano sempre e solo i soldi a conferire importanza alle cose?

Internet fa paura, ecco il punto. Fa paura ai politici, alle case discografiche, agli editori… fa paura a tutti quelli che per anni sono stati abituati a mangiarsi 3/4 della torta lasciandone le briciole al resto della popolazione.

A chi è ricco la ricchezza degli altri fa paura.

Se volete saperne di più sul ddl Levi-Prodi leggete:

Articolo su La Stampa
Articolo su la Repubblica
Blog di Beppe Grillo
Lettera del sottosegretario Riccardo Franco Levi

Se pensate che sia un disegno di legge assurdo e dannoso per la libertà su Internet firmate la petizione online.

E poi, male che vada, come ha scritto Grillo, ci trasferiremo tutti su server stranieri e andremo a cercare la democrazia altrove.
Povera Italia, non se lo merita di certo un destino del genere, ma chi li ascolta i cittadini di serie B?!
Nessuno, ecco perché decidono di emigrare, anche solo virtualmente.

Per questa volta.




Lara

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sabato, 17 marzo 2007, ore 10:56
scarabocchiato da shiningarden in pensieri, riflessioni, blog, internet, comunicazione

“Mettete qualcuno davanti a un computer, fategli capire che è completamente solo e poi state a guardare quello che succede: cercherà altre persone, ma solo fino a un certo punto. Avrà amici che non sono proprio amici, e un’intensa vita online, che non è proprio come avere una vita sociale. Si sentirà più connesso, ma sarà comunque solo. Tutte le persone sedute davanti a un computer sono sole. Tutte le persone sedute davanti a un computer sono al centro del mondo. Tutte le persone sedute davanti a un computer vogliono soprattutto parlare di sé.”*

 

Sono sola davanti al mio computer, le dita battono sulla tastiera al ritmo di una canzone che suona nello stereo e non importa a nessuno se ogni tanto mi interrompo per cantarla… vero?!

Non importa a nessuno se non ne conosco tutte le parole e di alcune riproduco semplicemente un suono similare… vero?!

Posso farlo perché sono sola, qui davanti al mio computer, e mi è presa questa pazza voglia di condividere.

Fino a poco fa stavo leggendo poi, terminato il capitolo del libro, ho posato lo sguardo sul computer di fronte a me e ho sentito la silenziosa complicità della tastiera che mi invitava a concretizzare l’ennesima riflessione sul “qui e noi, gli altri e adesso”.

 

Hum, non so se sono riuscita a rendere l’idea ma… l’immagine di quel certo anonimo internauta citato sopra si è materializzata nella vostra mente?

Le parole oggi aiutano a dare forma a vite prima celate? Forse la domanda potrà apparire un po’ retorica, ma navigando su Internet è davvero possibile imbattersi nell’inverosimile. Sembra che ormai tutto finisca su Internet per la gioia (e la sofferenza) di chiunque ami questo mezzo di comunicazione.

 

Il breve brano che ho citato all’inizio fa parte di un articolo di John Lanchester sui nuovi protagonisti e le nuove tendenze di Internet. Lo avevo letto settimane fa e oggi me ne sono ricordata. Ero alla ricerca di informazioni su un libro e mi sono ritrovata su di un blog.

 

Ho scorso qua e là alla ricerca delle informazioni promesse e mi è capitato di leggere un messaggio personale nello spazio riservato ai commenti. Niente di che, cose che si sentono tutti i giorni, soprattutto se finiamo nella scia di parole di due innamorati.

Cose che ascoltiamo nelle dediche alla radio o leggiamo in quelle rubriche del cuore e dei messaggi d’amore. Però, leggerle nei commenti di un blog mi ha trasmesso una strana sensazione: di chi sente di essere capitato nel posto sbagliato al momento sbagliato. Di chi ha ascoltato cose che non avrebbe dovuto e ora si sente un po’ in imbarazzo.

 

E perché mai? Mi sono chiesta. Che differenza c’è tra la radio e internet? O tra un giornale e internet? Perché quello che avrei sentito o letto con tutta tranquillità sui primi mi dovrebbe mettere a disagio se lo scorgo sul secondo?

Forse dipende dal carattere social-solitario di Internet?

 

Siamo noi, soli, davanti al computer e scriviamo o leggiamo. C’è l’altro, solo, davanti al computer che scrive o legge. Noi scriviamo e lui legge. Scrive lui e noi leggiamo.

Non è un po’ come sbirciare nella vita personale degli altri? Gli altri che hanno voglia di parlare di sé e di raccontarsi. Ma perché a noi dovrebbe interessare tutto questo turbinio di parole?

Forse perché anche noi siamo qui con questa voglia matta di parlare di noi e raccontarci.

Un po’ come se ci piacesse dire: “Ehi, l’hai sentita l’ultima su di me?” “Dai, fermati cinque minuti, ti devo proprio raccontare questa chicca che mi riguarda!”

 

Internet come supremo mezzo di espressione dell’egocentrismo umano? Hum, interessante teoria che, però, mi porta subito ad una nuova riflessione: senza Internet il nostro egocentrismo era forse attenuato? Lo nascondevano furtivamente sotto al tappeto non appena avevamo visite? O era lì, è sempre stato lì con noi e Internet ha solo messo in evidenza qualcosa che, in realtà, truccavamo con cura sotto la nostra sorridente maschera sociale?

 

Investita da tutta questa serie di domande mi viene in soccorso il pensiero di un’amica. La cito come farei con una grande protagonista della storia: “Quando stava male mi scriveva sempre alla ricerca di consigli e aiuto… e, semplicemente, ora che ha ripreso a stare bene e si è fatta una nuova vita io non esisto.”

 

Ecco lo spirito malato dell’egocentrismo: non l’egoismo di parlare di sé, ma l’egoismo di parlare solo di sé. Non l’egoismo di chiedere consigli e aiuto ad una persona amica, ma l’egoismo di scomparire dalla sua vita quando non ci serve più, quando stiamo abbastanza bene per camminare da soli e spingiamo lontano la spalla che ci aveva sostenuto fino a quel momento.

 

Internet in tutto questo non c’entra ma, come tutte le creazioni umane, mostra ad ognuno di noi uno specchio nel quale guardare la propria immagine riflessa.

Possiamo pensare di aver fatto grandi cose e che valga la pena raccontarle, possiamo pensare di non avere niente da dire, eppure sentire lo stesso il bisogno di farlo presente.

 

In mezzo ad una folla che attende l’arrivo dell’autobus oppure nella solitudine della propria casa, davanti al computer, l’egocentrismo di ognuno di noi non fa una grinza: nella folla si tiene lontano da chi non conosce, protetto dal cerchio magico dei propri conoscenti, nell’anonimo mondo di Internet clicca sulla X e chiude conversazioni che non gli interessano, scrive, cancella, salva ed elimina senza sentirsi responsabile delle connessioni interrotte.

 

Eppure, come nel miglior libro che si rispetti, prima o poi ecco verificarsi l’evento fortuito, il cambiamento di rotta inatteso e tra la folla scorgiamo un viso sconosciuto che vorremmo avvicinare, navigando nei mari virtuali ci imbattiamo in vite che ignoravamo, scoprendo all’improvviso minata la nostra indifferenza.

 

Ma se nel primo caso non possiamo andare dallo sconosciuto e chiedergli sorridenti: “Vuoi essere mio amico?”, nel secondo possiamo lasciare un commento, scrivere una mail e chissà.

Il più delle volte non succede nulla, ma la trama di un libro è pensata e scritta dal suo autore. Così, sia tra la folla che tra le onde virtuali, egocentrici o egoisti, siamo sempre noi a scrivere la nostra storia.

E forse - fa forse male pensarlo?! - la domanda che oggi non abbiamo il coraggio di formulare, domani riceverà una risposta.
Basta esserci per ascoltarla… e saperla ascoltare.


Lara

* John Lanchester, Il nuovo big bang, Internazionale del 16 febbraio 2007


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